Questa newsletter settimanale propone un brano tratto dalle numerosi meditazioni presenti nei quaderni di Don Comelli. Se volete ricevere la newsletter, o volete segnalare le email di altri vostri conoscenti/amici che potrebbero essere interessati a riceverla, scrivete a info@doncomelli.it


Newsletter 6/2017

Domenica 12 febbraio
Le difficoltà nell’esercizio della carità: la fretta.
E’ il difetto che balza immediatamente all’occhio nella parabola del Samaritano. Quei due non hanno tempo di fermarsi, non vogliono neppure esaminare la situazione. Nella società attuale, amare con paziente concretezza il fratello povero, bisognoso, oppresso significa non limitarsi a fare qualche intervento personale ma anche cercare e risanare le condizioni economiche, sociali, politiche della povertà o della ingiustizia. Oggi bisogna andare al di là di ciò che allora il Samaritano aveva fatto. Purtroppo la fretta e la superficialità caratterizzano i nostri incontri con il prossimo e se facciamo qualcosa è per toglierci un grattacapo. Al contrario bisogna consacrare tempo, calma, prepararci adeguatamente e andare fino in fondo. E’ necessario studiare, confrontarsi, vedere le forme migliori di servizio, sostenere le forme di volontariato e le assistenze pubbliche. Ma tutto ciò può avvenire se supereremo la fretta, legata al “tranquillizzarci la coscienza” con qualcosa.
(Fede e carità – X)

Newsletter 5/2017

Domenica 5 febbraio
Si vede l’oceano di male, di necessità, di urgenze e … si passa oltre! Non è affar mio… non so che fare… sono impegnato.
Nella parabola del Buon Samaritano c’è un penoso intervallo tra il gesto criminale dei ladri e l’intervento del soccorritore. E’ il deludente comportamento del sacerdote e del levita. Dobbiamo riconoscerci. In questi due personaggi riviviamo oggi tre difficoltà nell’esercizio della carità: la fretta, la paura, la ricerca di un alibi.
(Fede e carità – IX)

Newsletter 4/2017

Domenica 29 gennaio
La carità ci spinge ad affrontare i concreti problemi della vita del mondo. Il desiderio di concretezza e di dialogo nell’esercizio della carità deve indurci a rileggere il cap. 25 di Matteo.
Unico criterio nel giudizio finale sarà l’esercizio concreto della carità attuato. Spesso i credenti si riempiono la bocca di parole ma non fanno la volontà del Padre, mentre è possibile trovare realismo, concretezza, impegno fraterno anche in altri che non credono. Riveliamo il volto paterno di Dio con le opere della carità fraterna. La fede in Gesù ci dia la forza di stare a fianco a ogni povertà, sofferenza, ingiustizia, con la volontà di cambiare le cose. Fondiamo nell’amore di Dio la netta dedizione al prossimo. Il mondo come potrà credere in un Dio che non vede? Nel sentirsi amato, aiutato dalla comunità che diviene la presenza reale dell’amore di Dio!
(Fede e carità – VIII)

Newsletter 3/2017

Domenica 22 gennaio
Che cosa è scattato nella vita del Samaritano per arrivare a tanto? Che cosa deve scattare in noi per fare altrettanto? Deve scattare perché dalla presenza vivace della comunità nella carità dipende la salvezza di un numero infinito di persone. Se non scatta è perché non c’è vita con Cristo, non c’è vita di comunione..
La carità passa dalla comunione alla comunità. In forza della comunione coltiva l’amicizia fraterna, è attenta ai bisogni, suscita vocazioni al servizio generoso di tutti, si apre ai problemi del mondo, accoglie i più piccoli, i più poveri, gli ultimi, cerca le vie concrete della pace, favorisce gli itinerari della riconciliazione, esercita un influsso benefico sulla vita sociale e politica
(Fede e carità – VII)

Newsletter 2/2017

Domenica 15 gennaio
La comunità che vive la carità, che è carità, è la storicizzazione dell’Eucaristia, della Pasqua, oggi, in questo momento. La comunità che nasce dalla Eucaristia-Pasqua è la eucaristia visibile e spirituale per il mondo. La comunità è il pane spezzato e il vino versato visibile ovunque, per il mondo. La comunità dunque che nasce dalla Pasqua-Eucaristia è continua decisione di persone mature nella carità che vogliono rispondere affermativamente a Cristo e che sono affascinate dall’immenso amore di Cristo e rinunciano a vivere dell’orgoglio, dell’egoismo, dei propri interessi per evidenziare l’amore di Cristo nell’essere una cosa sola e nel servire concretamente i fratelli.
(Fede e carità – VI)

Newsletter 1/2017

Domenica 8 gennaio
La Pasqua è la testimonianza suprema di Gesù che si rinnova nella Eucaristia. Ogni cristiano è chiamato a vivere ogni giorno la Pasqua – l’Eucaristia: morire per dare la vita al mondo, vivere di carità. L’Eucaristia che riceviamo è la forza pasquale che continua nel mondo: è la sorgente inesauribile della carità. Quando vediamo migliaia di persone che vanno all’eucaristia e poi sono  ferme nella carità, non si capisce più niente..! E’ illogico. E’ contraddittorio. Oppure è tradimento..!
(Fede e carità – V)

Newsletter 38/2016

Domenica 18 dicembre
L’altro è Cristo. Dal servizio all’altro dipende la nostra realizzazione eterna. “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere…”.
Dobbiamo nuovamente rifondare la nostra esistenza nella carità, grande, infinita, attenta: dobbiamo dedicare tempo, iniziative, fantasia ai malati, tossicodipendenti, handicappati; dobbiamo aprirci a tutte le necessità, dare voce a chi non ha voce (radio, giornali). La carità è il primo valore da salvaguardare, è la cultura in atto che nasce dalla fede, ha il primo posto e non tollera incertezze o ritardi. La carità è il segno della fede!
(Fede e carità – IV)

Newsletter 37/2016

Domenica 11 dicembre
Nel cammino della nostra comunità è veramente sbocciata la carità. Quante iniziative, proposte, lacrime asciugate, dolori leniti! E lo dico con convinzione. Ma quanto infinitamente di più avremmo potuto fare in tutto il tempo libero a nostra disposizione e se tanti altri avessero operato! Oftal. Immigrati. Centro sociale. Moribondi. Scuola per analfabeti. Volontariato 45. Telefono amico. Terzo mondo. Raccolta di carta. Natale per malati giovani ecc.
L’aspetto carità è sempre stato centrale. Fondamentale come mezzo educativo e come fine: amore non a parole ma con opere. Le nuove povertà ci interpellano. Le nuove povertà, tipiche del nostro tempo, esplodono con particolare intensità nel nostro tempo nella nostra struttura sociale: è l’insicurezza del lavoro o della casa, la solitudine e l’emarginazione, l’immigrazione da guidare, le forme di asocialità, le angosce esistenziali ecc. ci tengono continuamente sotto pressione, sforzando la nostra pigrizia e chiedono nuovi interventi. E’ necessario, per noi personalmente e per la comunità tutta, rimetterci e rimanerci, con gli occhi e orecchie ben aperte, sulla strada di Gerico.
(Fede e carità – III)

Newsletter 36/2016

Domenica 4 dicembre
Nel cap. 10 del Vangelo di S. Luca, Gesù, dopo aver presentato la profonda unità tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo, racconta la parabola del buon Samaritano, per indicare l’ampiezza illimitata e incondizionata con cui dobbiamo farci prossimo di ogni uomo.
Possiamo cogliere in questa parabola, quattro momenti:
Un primo: urgenza di uscire dalla città fortificata, Gerusalemme, per metterci in missione, sapendo dei pericoli, possibili imboscate ecc.
Un secondo: Il pauroso spettacolo della durezza dei cuori. Di fronte a un oceano di dolore .. c’è chi passa oltre!
Un terzo: La misericordia, la carità che deve caratterizzare colui che vuole imitare Cristo Gesù.
Un  quarto: Le caratteristiche dell’amore: premura, attenzione, non abbandonare.
(Fede e carità – II)

Newsletter 35/2016

Domenica 27 novembre
Inizia oggi una nuova meditazione, dedicata al rapporto tra fede e carità.

La carità è un dono. Dobbiamo implorarla per amare Dio sopra ogni cosa, per amare il prossimo come noi stessi,  per rimanere entusiasti e stupefatti dell’amore di Cristo.
Ciò che deve sforzare l’inerzia nostra è la contemplazione dell’amore di Cristo. Svegliamoci! Non si può continuare così, dobbiamo rinnovare completamente i nostri schemi di vita per aprirci agli immensi bisogni dei fratelli.  Svegliamoci! E’ mai possibile che, dopo essere stati tanto amati noi siamo ancora così indisponibili al contraccambio e così insensibili alle esigenze di imitare e di testimoniare l’amore che ci è stato donato?
(Fede e carità – I)