Questa newsletter settimanale propone un brano tratto dalle numerosi meditazioni presenti nei quaderni di Don Comelli. Se volete ricevere la newsletter, o volete segnalare le email di altri vostri conoscenti/amici che potrebbero essere interessati a riceverla, scrivete a info@doncomelli.it


Newsletter 20/2022

Domenica 29 maggio

b) Le scelte di Gesù nell’ambiente del suo tempo.
Le categorie sociali di persone che vivevano nella Palestina di Gesù erano così collocate nella scala sociale: al primo posto la corte reale, al secondo posto i rappresentanti della classe ricca; al terzo la classe media; all’ultimo gradino i poveri, ovvero i lavoratori a giornata, i braccianti, persone in condizioni precarie, i mendicanti, i lebbrosi e tutti gli emarginati! Come si comportò Gesù di fronte alle categorie di persone distribuite in questa scala sociale?
Non si curò affatto della corte reale e politica. Non si interessò ai ricchi se non per invitarli a non essere insensibili verso i poveri, oppure a convertirsi. Gesù rivolse la sua attività di Messia alla gente della classe media e povera. Amava percorrere villaggi e campagne, piuttosto che le grandi città, e qui predicava e annunciava il Regno. La scelta di rivolgersi ai poveri però non escludeva i ricchi. Se i ricchi vogliono la salvezza devono smettere di porre le loro sicurezze nell’avere … ma devono accogliere il Regno e condividere la loro vita e le ricchezze con i più poveri.
(Dio è carità – XXV)

Newsletter 19/2022

Domenica 22 maggio

Luca descrive al cap. 7 la risposta di Gesù ai discepoli del Battista: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. E Gesù risponde con la stessa frase di Nazareth e facendo ciò che quella Rivelazione affermava. È facilmente riconoscibile la piena concordanza tra la profezia e la piena realizzazione nell’attività di Gesù come predicatore e come taumaturgo. Tutto coincide, la profezia trova perfetta realizzazione in Gesù. La sua è una missione di liberazione cioè di amore per l’umanità sofferente.
(Dio è carità – XXIV)

Newsletter 18/2022

Domenica 15 maggio

Tentiamo di mettere in luce il nesso cristologico della carità che diverrà la base della vita di carità dei cristiani.
a) Il discorso di Nazareth e la sua attuazione.
Prendiamo in considerazione il discorso programmatico di Gesù a Nazareth, Lc. 4,16-30; lettura!
Gesù si presenta come servo del Signore, dotato di Spirito, consacrato per una missione speciale. Tale missione consiste nell’annunciare il lieto messaggio ai poveri, nel dare la vista ai ciechi, nel liberare oppressi e prigionieri cioè i malati e i sofferenti, nell’annunciare l’anno di grazia del Signore. Egli annuncia che tutto ciò oggi in Lui si avvera, si realizza!

Lc. 4,16-30 “Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore.

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: «Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!»». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

(Dio è carità – XXIII)

Newsletter 17/2022

Domenica 8 maggio

La tradizione patristica legge la parabola [del Buon Samaritano] come una allegoria di Gesù e della sua misericordia verso l’umanità ferita dal peccato. Gesù quindi dipingerebbe se stesso modello di ogni credente. La sua venuta, il suo prodigarsi, l’azione verso la malattia e il peccato sono la novità del Regno di Dio che si rivela nella sua attività e nella sua persona. Appare così, nella massima evidenza, lo stretto legame tra la carità cristiana e la rivelazione storica dell’amore di Dio in Cristo, che è l’essenza stessa del Regno da Lui predicato e portato.
(Dio è carità – XXII)

Newsletter 16/2022

Domenica 1 maggio

È certo che questa parabola [del Buon Samaritano] deve aver creato una certa impressione nel pubblico giudaico a cui era rivolta. Una rivoluzione di giudizio e di comportamento. Questo viene reso possibile per la presenza di Gesù: nel suo esempio diviene possibile la carità tra gli uomini.
(Dio è carità – XXI)

Newsletter 15/2022

Domenica 24 aprile

L’azione del Samaritano, nata dal vedere e dalla compassione, viene analiticamente analizzata da Lc 10,33-35: “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno»”
Tutta questa descrizione minuziosa intende illustrare la carità delicata e completa del buon Samaritano verso quel Giudeo, praticata solo perché quell’uomo era nell’indigenza ed egli aveva la possibilità di aiutarlo, in quel preciso momento.
(Dio è carità – XX)

Newsletter 14/2022

Domenica 10 aprile

In occasione della Settimana Santa, proponiamo uno spunto di riflessione di don Comelli sulla Passione di Cristo, augurando a tutti una Santa Pasqua.
E’ scritto che i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio.
La passione di Cristo è un segreto di Dio e uno dei più abissali. Dobbiamo affidarci allo Spirito e a Lui chiedere umilmente di poterci avvicinare un poco alla passione di Cristo, di farci comprendere qualche goccia…!

Newsletter 13/2022

Domenica 3 aprile

In questa terza parte prendiamo in esame il buon Samaritano che è poi l’azione di Dio che continua in Cristo salvatore.
Per ben capire vanno ricordati l’incompatibilità e l’odio tra Giudei e Samaritani, registrato anche da Giov. 4,9 “Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani.”
Per un Giudeo era impossibile immaginare un buon Samaritano che aiuta in modo così esemplare un povero Giudeo senza nome, bisognoso di aiuto e di cui avrebbe dovuto sentirsi nemico o, almeno, estraneo. Ecco invece che si rovesciano i rapporti tra gli uomini. Si superano divisioni etniche, religiose, politiche e si attua l’impossibile.
(Dio è carità – XIX)

Newsletter 12/2022

Domenica 27 marzo

Israele, dunque, è depositario di una verità che appartiene all’umanità intera; inoltre, tale promessa si renderà concreta attraverso un personaggio nato dal popolo ebraico, nato dalla stirpe di Davide. In breve, Israele è depositario, custode e testimone di una promessa la cui concretizzazione sarà la salvezza per ogni uomo. Non solo, ma il Messianismo realizzerà un rinnovamento di Israele e della umanità tutta. Questo punto di meditazione, pur nella sua brevità, aveva lo scopo di evidenziare come l’amore di Dio sia sempre presente nella storia dell’uomo sia come fatto vissuto sia come promessa. Inoltre tale amore divino rende necessariamente il partner umano sempre nuovo perché lo arricchisce di ciò che non era e di ciò che non aveva.
(Dio è carità – XVIII)

Newsletter 11/2022

Domenica 20 marzo

Un’altra forma di amore impegnativo come il precedente: la promessa, cioè la venuta del Messia. Il testo di Gen. 3,15 è letterariamente contemporaneo all’episodio di Natan narrato in 2 Sam. 7.  Sotto il profilo teologico questa contemporaneità ha un valore rilevante. Il Messianismo compare nella fede anticotestamentaria come una promessa fatta da Dio all’umanità subito dopo la caduta di Abramo. In questa ottica la profezia di Natan a Davide, 2 Sam. 7,15-17, diventa la continuazione logica di quella promessa primordiale.

Gen. 3,15 “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”
2 Sam. 7,15-17 “non ritirerò da lui il mio amore, come l’ho ritirato da Saul, che ho rimosso di fronte a te. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre»». Natan parlò a Davide secondo tutte queste parole e secondo tutta questa visione.”

(Dio è carità – XVII)