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February, 2014

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Newsletter 7/2014

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Domenica 23 febbraio
Non dovremmo stupirci o spaventarci se non sempre possiamo pregare subito e facilmente; bisogna fare un po’ di tentativi e di ricerche. Non sempre poi questo stato di preghiera vuol dire stato di consolazione, di euforia, ma solo di verità. Può darsi anche che uno si senta in vena, si senta bruciato interiormente. I mistici ci parlano di una fiamma che brucia, dolorosa, nella quale però sentono di essere se stessi davanti a Dio. Dobbiamo certo stare attenti a non confonderlo con gli pseudo stati di preghiera. Non si tratta di leggere un bel libro sulla preghiera, di sentirsi entusiasti e di vivere un giorno o due di questa bella impressione. Questo può anche falsare la nostra preghiera: ci aiuta però non dura. Lo stato di preghiera è invece quello in cui gli aiuti esterni ad un certo punto tacciono e siamo veramente noi stessi, anche se poveri. Forse non è la preghiera così luminosa e bella di cui abbiamo letto nei libri; è poverissima, semplicissima, però è nostra. Non è uno stato indotto dalla lettura dei mistici, ma è uno stato che è maturato in noi spontaneamente; anche se non è una pianta gigantesca; un cedro del Libano, ma solo un piccolo fiore, un filo d’erba: ma è nostro, e ritrovarlo è molto importante.
(Il dono della preghiera – VIII)

Newsletter 6/2014

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Domenica 16 febbraio
Se è vero che possiamo pregare in qualsiasi momento e in qualunque tempo, non possiamo però entrare in una preghiera un po’ prolungata e perseverarvi con frutto se non si realizza quella certa condizione di posizione corporea, di ritmo, di tipo di pensiero nei quali veramente ci sentiamo davanti a Dio. È ciò che S. Ignazio intende quando dice: “Trovata la posizione giusta vado avanti senza cambiare finché non mi sento soddisfatto, tranquillo”. Certe volte uno arranca, gira, è inquieto: anche questa preghiera è buona davanti a Dio; ma per essere vissuta ragionevolmente deve sfociare ad un certo punto in questo atteggiamento in cui dico a Dio me stesso, mi lascio conoscere, mi apro a Lui come sono. È un non so che per cui sentiamo che questa preghiera è più vera di altre, pure ugualmente buone.  Gli esercizi spirituali, il silenzio dovrebbero proprio aiutarci a focalizzare questo stato di preghiera per poi poterlo ritrovare facilmente.
(Il dono della preghiera – VII)

Newsletter 5/2014

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Domenica 9 febbraio
Se è vero che possiamo pregare in qualsiasi momento e in qualunque tempo, non possiamo però entrare in una preghiera un po’ prolungata e perseverarvi con frutto se non si realizza quella certa condizione di posizione corporea, di ritmo, di tipo di pensiero nei quali veramente ci sentiamo davanti a Dio. È ciò che S. Ignazio intende quando dice: “Trovata la posizione giusta vado avanti senza cambiare finché non mi sento soddisfatto, tranquillo”. Certe volte uno arranca, gira, è inquieto: anche questa preghiera è buona davanti a Dio; ma per essere vissuta ragionevolmente deve sfociare ad un certo punto in questo atteggiamento in cui dico a Dio me stesso, mi lascio conoscere, mi apro a Lui come sono. È un non so che per cui sentiamo che questa preghiera è più vera di altre, pure ugualmente buone. Gli esercizi spirituali, il silenzio dovrebbero proprio aiutarci a focalizzare questo stato di preghiera per poi poterlo ritrovare facilmente.
(Il dono della preghiera – VI)

Newsletter 4/2014

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Domenica 2 febbraio
Perché dunque pregare? È la fede che porta a pregare; la preghiera è fede espressa. Comunque la preghiera non è facilmente definibile. Quando diciamo: “La preghiera è una pia elevazione dell’anima a Dio” diciamo tutto e diciamo niente. Cosa vuol dire, “elevazione dell’anima a Dio?” Preghiera vocale? Mentale? Preghiera di quiete ecc.?
Comunque la preghiera è il respiro della fede. È il corpo della fede; è la fede stessa che si fa così preghiera cioè elevazione a Dio. Il caso tipico della preghiera che sfugge alla logicità è la preghiera del cuore, è l’intimo profondo desiderio di Dio, di infinito che nessuno potrà mai spiegare.
(Il dono della preghiera – V)