Domenica 3 febbraio 2013

Le forze più profonde dello spirito sono messe in azione dai meccanismi della fede. Il credente, sollevato in alto da queste incontenibili forze, tende ad avvicinarsi al suo Universo per possederlo e riposarvi. Ma a un determinato momento dell’orazione, quando l’anima, già presso la soglia di Dio, ha l’impressione che l’obiettivo sia a portata di mano, Dio svanisce come un sogno, diventa assenza e silenzio. È ancora questo scontro con il nostro limite, la nostra debolezza e incapacità! Questa realtà che ci sconcerta è intrinseca all’atto di fede. La vita di fede è, nello stesso tempo, un’avventura… e una disavventura. Sappiamo che alla parola: “Dio”, corrisponde un “contenuto”. Ma chi di noi può raggiungere l’infinito “contenuto” di Dio? Rimarrà sempre per noi un mistero. L’eternità consisterà nella definitiva eliminazione di quel velo. Nel frattempo saremo degli eterni pellegrini (e brontoloni): sempre lo cercheremo… e mai lo incontreremo.
(Il dramma della fede – XII)