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January, 2013

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Newsletter 04/2013

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Domenica 27 gennaio 2013

In questo vivere giorno per giorno in cerca del Signore, ciò che più può sconcertarci e ci sconcerta nel nostro cammino di fede è il silenzio di Dio.
I nostri occhi sono fatti per il possesso, ciò è evidente. Quando essi giungono a vedere colori, prospettive, dimensioni, si sentono appagati; hanno raggiunto e realizzato il loro obiettivo. Anche le orecchie, per la loro conformazione, sono destinate a captare voci, suoni, melodie. Quando possono ascoltare si tranquillizzano; hanno realizzato il loro obiettivo. E così per le differenti potenze che compongono la struttura umana: potenza intellettiva, intuitiva, sessuale, affettiva ecc., con le finalità proprie di ciascuna potenza. Ottenuto lo scopo, si tranquillizzano, hanno realizzato il loro obiettivo. Qui però esplode il mistero: tutte le potenze raggiungono il loro scopo e rimangono soddisfatte. Ma l’uomo, l’uomo rimane insoddisfatto. Che cosa significa ciò? Vuol dire che l’uomo è un’altra cosa, è qualcosa di più che la somma di tutte le potenze sue. È un “io” profondo che trascende tutte le altre potenze, le sintetizza e cerca di dare un significato.
Ancora: l’uomo, nato da un “sogno” dell’Eterno, è un abisso sconfinato perché ideato e scavato secondo una misura infinita. È fatto dall’infinito e affamato di Infinito. Nessuna creatura potrà riempire questo abisso di infinito che è l’uomo; solo un Infinito potrà colmarlo. Essendo l’immagine dell’Invisibile e risonanza e testimonianza del Silenzioso, l’uomo possiede forze inquiete e inquietanti che aspirano, con continuità e testardaggine, verso un Centro di gravità, dove finalmente acquietarsi, pacificate, dando finalmente fine alla corsa.
(Il dramma della fede – XI)

Newsletter 03/2013

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Domenica 20 gennaio 2013

Francesco d’Assisi fu un credente che godette per gran parte della sua vita della sicurezza luminosa della fede; tuttavia alcuni anni prima di morire cadde in una cupa depressione  che i suoi amici qualificarono come gravissima tentazione spirituale e che durò circa due anni. Così scrivono i biografi: “Sappiamo solamente che fu una continua agonia nella quale il Poverello, apparentemente abbandonato da Dio, camminava tra le tenebre, tormentato da tanti dubbi ed esitazioni che quasi stava per disperarsi. Fu una inquietudine grave ed invincibile e Francesco ebbe bisogno di un intervento di Dio per uscirne”.
Nei primi anni della conversione Dio gli aveva rivelato che doveva vivere secondo il Vangelo. Con la semplicità di un bambino tutto fece come il Vangelo dice… fino alla nudità. Non volle nulla anche per la congregazione, lavoro manuale, privi di riconoscimenti. Volle i frati poveri, liberi, allegri. Non biblioteche ma Vangelo ovunque! Questo stile di vita attirò migliaia di fratelli. Poi… alcuni si vergognarono di essere poveri, piccoli, minori e si iniziò un’altra corrente… capeggiata dal legato pontificio, e i sapienti! Quelli dicevano: abbiamo bisogno di saggi e di gente ben preparata. Francesco rispondeva: abbiamo bisogno di semplici edi umili. Quelli esigevano diplomi universitari. Francesco contestava: il diploma della povertà. Quelli reclamavano grandi case per studi. Francesco ripeteva: umili capanne per passare attraverso questo mondo.
Quelli: mani pronte alla battaglia agli eretici. Francesco: penitenti e convertiti: la Chiesa deve essere così! Dunque Francesco lottava per la vita evangelica. Ma il dramma stava qui: mentre aveva la sicurezza interiore della voce del Signore alla Porziuncola, dello stile di vita che doveva essere evangelico – povertà, umiltà ecc. il rappresentante del Papa e i sapienti dicevano che la volontà di Dio, la necessità della Chiesa e i segni dei tempi chiedevano un ordine strutturato, in lotta, all’insegna dell’efficacia. Ecco il dramma: a chi obbedire? Dove stava effettivamente la volontà di Dio? E in quel terribile momento la voce di Dio taceva – lunga agonia… che vuole Dio da me? Dicono che… ma il Signore mi ha ordinato… che cosa devo fare oggi? E il dubbio atroce: porto avanti una mia opera o l’opera di Dio? Lui è ignorante, la gerarchia sapeva le urgenze! Era logico che dovesse pensare che fosse lui a sbagliare, lui, l’insignificante Francesco! Ma allora la voce di Dio a San Damiano, alla Porziuncola, erano stati deliri, fantasie? Dio per me è stato una allucinazione? E il povero Francesco si rifugiava le notti a Rieti, a La Verna, sui monti: bussava alla porta di Dio e Lui taceva. Invocava piangendo e Lui taceva. Incominciò lui, allegro e semplice, a diventare triste. E poi, dopo notti e giorni terribili, allucinati, in cui incominciò a disperare della sua stessa salvezza, Dio gli parlò. Fu allora che compose l’inno più glorioso uscito dal cuore umano: “Il cantico di frate sole”. Come sparì la gravissima tentazione? Con un atto di assoluto abbandono!! “Signore, rispose Francesco alla Voce, si faccia di me secondo la tua Parola”. E la gioia e l’allegria inondò nuovamente la sua vita.
(Il dramma della fede – X)

Newsletter 02/2013

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Domenica 13 gennaio 2013

Per chi di noi vuol vivere la fede totale non può se non apparire commovente la crisi sofferta dal profeta Elia durante la sua peregrinazione verso il monte Oreb.
Profeta forgiato dalla lotta, da Dio, coraggioso: sfamato e dissetato al torrente Cherit, aveva fronteggiato re, smascherato potenti, confuso e scannato gli adoratori di Baal al torrente Kison. Da un uomo di siffatta tempra non ci si poteva attendere un cedimento. Tuttavia questo si produsse e grave pure! E sale verso l’Oreb, simbolo del cammino di purificazione della fede (1 Re 19,3-7). Sorprende questa profonda depressione del profeta. Come Gesù: “La mia anima è triste…”.
Per coloro che hanno preso sul serio Dio e vivono nella sua vicinanza e presenza tali scoramenti sono caratterizzati da una vera agonia, come descrive San Giovanni della Croce. Non c’è uomo che s’avvicini a Dio che non abbia sofferto o soffra di simili processi di purificazione, che sono come ondate di oscurità che nascondono Dio, qualcosa che opprime, distrugge… chiami e non senti nulla! Ma Dio al momento opportuno dà un segno del suo amore. E tutto risplende, ritorna..!
(Il dramma della fede – IX)

Newsletter 01/2013

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Domenica 6 gennaio 2013

Così è tutta la storia di Israele. Dio appare e scompare.
Dio ha voluto che questa storia fosse una storia di fede. Così oggi, come allora, la nostra vita di fede si scontra, ad ogni passo, con il silenzio di Dio, la prova di Dio, la notte oscura. Non dimentichiamolo!!
Il popolo di Israele in Egitto: esce ed è notte oscura. Gli viene promesso… ed è il deserto… costruisce il tempio e viene saccheggiato, la città santa e viene distrutta! Sono queste le notti oscure nella via della fede.
Nella notte Israele e noi tendiamo ad abbandonare Dio perché ci sentiamo abbandonati da Lui. Ma poi, purificati, Dio ci appare più radioso che mai. La storia dei profeti e dei santi fu così. La storia stessa di Israele, tra oscurità e prove, passa dal sogno di una grandezza terrena alla chiarezza, alla vera fede in Dio.
(Il dramma della fede – VIII)