Domenica 24 febbraio 2013

In tempi moderni abbiamo un’altra esponente di questa fede di abbandono: Teresina del Bambin Gesù. Parole sovrumane: “L’aridità più assoluta e quasi l’abbandono furono il mio patrimonio. Gesù, come sempre, continuava a dormire nella mia navicella”. È di grande conforto per noi sapere che una persona tanto eletta ha vissuto con tanta pace e il sorriso l’abbandono della fede, nonostante l’assoluto silenzio di Dio. Questa testimonianza assume nuova grandezza alla luce di altre parole: “Può essere che Gesù non si svegli che al mio ingresso nell’eternità. Ma questo, invece di intristirmi, mi causa un grandissimo conforto”. Questa fragile donna è della stirpe di Abramo. Passa attraverso il dramma della fede. Le sue dichiarazioni, alcuni giorni prima di morire, ci lasciano muti e la elevano al di sopra di molti uomini che, nella Bibbia, chiedono un segno per avere la sicurezza di Dio. Teresina volontariamente ricusa questa grazia: “Non desidero vedere Dio su questa terra… Preferisco vivere di fede!”. E ci svela pure il segreto della sua fede: “Io mi considero un debole uccellino ricoperto solamente di una leggera peluria. Non sono un’aquila; di essa ho soltanto gli occhi e il cuore. Ma, malgrado la mia estrema debolezza, oso guardare fissamente il sole divino, il sole dell’amore, e il mio cuore sente in sé tutte le aspirazioni dell’aquila. L’uccellino desidera volare verso quel brillante sole che affascina i suoi occhi. Che cosa sarà di lui? Morirà di pena per non poterci arrivare? No! Non arriva nemmeno ad affliggersi. Con un abbandono audace vuole proseguire guardando fissamente il suo divino sole. Niente sarebbe capace di spaventarlo, né il vento né la pioggia. E se oscure nuvole vengono a nascondere l’Astro d’amore, non cambia direzione; sa che oltre le nuvole il suo Sole continua a brillare”.
(Il dramma della fede – XV)